23 5 03 Allegoria della vita Sono, siamo, dunque qui. Il palco e’ immenso, c’e’ pubblico. Soliloquio di parole scuotono, l’udito dell’ambasciatore del tempo. Febbrile ricerca di vocaboli, e poi confronto con lo specchio interno, profondo dell’io. Germogliante angoscia sotto un peso oscuro. Antichi alberi, la’ fuori Esaminano, il passo impenetrabile teso al selciato. Li’, eri. Li’ sei. Ma ne orme, ne respiri ritrovano identita’. Colmi di creduta onnipotenza, contesa fra eternita’ e fine. La strada percorsa giunge, innanzi a spettatori cosmopoliti, fra pareti percorse da tinte vocali. Per soffitto ipotesi di cielo e nubi, colti da immaginativa in stato crescente, ora che penetrati nel verbo, seminiamo monologhi alla lieve ombra che ci sfiora. Il riflettore disimpegna l’immagine, un inchino, lieve goccia di sudore acido, lambisce le labbra tumide dell’anima. Applauso. Riprendo il mio carico oneroso, mi volto. Lascio la platea. Roberta Vasselli Venezia, 23 maggio 2003